Contenzioso tributario

L’avvocato tributarista e l’accertamento basato sugli studi di settore

Studi di settore - Accertamento fiscale

Nel precedente post “L’avvocato tributarista e l’accertamento bancario” ho esposto alcuni casi professionali di consulenza ed assistenza stragiudiziale che mi sono capitati in riferimento all’accertamento bancario e ho concluso con alcuni suggerimenti utili.

Oggi mi dedico all’accertamento da studi di settore.

 

Abrogazione degli studi di settore

Sulla stampa specializzata si legge che la manovra correttiva (D.L. 50/2017, convertito nella Legge 96/2017) ha compiuto un ulteriore passo avanti nell’abrogazione degli studi di settore, che dovrebbero essere sostituiti gradualmente dagli ISAF (indici sintetici di affidabilità fiscale).

L’esperienza ultraventennale maturata in ambito fiscale e la gradualità nel passaggio dagli studi di settore agli ISAF, mi insegnano ad essere cauta nel considerare gli accertamenti basati sugli studi di settore come un’esperienza che ormai riguarda il passato.

Personalmente considero l’accertamento basato sugli studi di settore molto sfidante per me (non so cosa ne pensino altri avvocati tributaristi) e, quindi, molto divertente.

In sostanza, “vesto i panni” dell’investigatore privato, alla ricerca del più piccolo indizio o dell’inapplicabilità dello studio di settore n. XYZ al mio cliente (ad es., perchè non è rappresentato nel cluster di riferimento oppure perchè ci sono delle modalità anomale di svolgimento della sua attività per n. motivi, ecc.) o di errori nel calcolo presuntivo fatto dall’Agenzia delle Entrate (ad es. sono stati considerati erroneamente gli ammortamenti oppure si tratta di attività stagionale, ecc.) che mi consentono di smontare, mattone per mattone, tutto l’impianto di accertamento del maggior reddito.

 

Un caso di accertamento basato sullo studio di settore nei confronti di un imprenditore individuale

Riferendomi all’attività stragiudiziale (ossia la consulenza ed assistenza stragiudiziale) legata agli accertamenti basati sugli studi di settore, rimane impresso nella mia memoria, e credo lo rimarrà per sempre, uno dei primi clienti di Jesi, che è stato talmente contento della mia attività da essere non solo grato (virtù quasi sconosciuta alla quasi totalità dei clienti per i quali se perdiamo : ”è colpa dell’avvocato”, se vinciamo “era scontato”), ma ha fatto da “volano” alla mia attività professionale a Jesi (città in cui avevo iniziato a lavorare nel 2009, senza avere nessuna conoscenza).

Questo imprenditore individuale di Jesi (non posso menzionare la sua area di attività, altrimenti molti lettori della newsletter lo riconoscerebbero facilmente) si era rivolto a me su segnalazione di un commercialista suo conoscente con cui collaboro.

Era visibilmente agitato e credo pensasse che quell’avviso di accertamento avrebbe posto fine alla sua vita lavorativa.

 

Gli studi di settore e gli accertamenti a tavolino

Io avevo seguito diversi seminari di aggiornamento professionale sugli “accertamenti a tavolino” (in gergo sono gli accertamenti basati su calcoli presuntivi, senza l’analisi della contabilità e documentazione del contribuente, come, invece, avviene nelle verifiche ed accertamenti cd. analitici), in cui veniva affrontata la strategia difensiva più efficace per far annullare un accertamento basato sullo studio di settore, con i riferimenti della giurisprudenza e della prassi ministeriale relative ai vari aspetti di questo tipo di accertamento.

Ero, perciò, molto “carica” e motivata a far ottenere giustizia a questo imprenditore, che mi ha aiutato raccontandomi alcune circostanze tipiche della sua area di attività che ne impediscono il normale svolgimento (es. concorrenza sleale, abusivi, ecc.), fornendomi l’indirizzo Internet del sindacato  nazionale, in cui avrei potuto trovare tutta la documentazione di quanto mi raccontava.

La mia attività “investigativa” era complicata dal fatto che il commercialista che gli teneva la contabilità di quel periodo d’imposta (circa quattro anni anteriore a quello in cui gli venne notificato l’avviso di accertamento) era morto.

Il mio obiettivo era di far annullare l’avviso di accertamento, in quanto totalmente infondato e, con la baldanza di chi inizia, ne ero convinta.

In realtà, altro obiettivo, non meno importante, era tranquillizzare il cliente che avrei fatto tutto ciò che professionalmente era possibile per riuscire ad ottenere l’annullamento, come se l’avessero notificato a me (questa identificazione avviene ancora oggi e credo sia una delle motivazioni più forti che mi permette di “non mollare mai”, anche quando sembra che controparte abbia ragione (leggendo i suoi atti processuali).

Per raggiungere il primo obiettivo, ho presentato istanza di accertamento con adesione e mi sono attivata per recuperare la documentazione contabile che la moglie del defunto commercialista aveva conservato in un garage.

La mia ostinazione difensiva portava i primi frutti: lo studio di settore applicato non si attagliava al modo con cui l’attività veniva svolta dal mio cliente (il cluster non era perfettamente coincidente), inoltre gli impedimenti allo svolgimento libero (e, perciò, proficuo) della sua attività, che mi aveva raccontato, non gli permettevano di raggiungere l’obiettivo fissato dal conteggio dell’Agenzia delle Entrate.

Nella mia ricerca ho, poi,  trovato che lo studio di settore era anche stato aggiornato e ho commissionato alla sua attuale commercialista un riconteggio con il software dello studio di settore che dava risultati migliori di quello applicato (uno scostamento molto inferiore tra il reddito dichiarato e quello preteso dallo studio di settore).

Infine, tutta la documentazione contabile (due o tre pile di carta ingombravano la mia scrivania, degne del migliore detective) mi aveva permesso di sottrarre dal conteggio del costi, ad esempio, gli ammortamenti (costi solo figurativi) oppure beni strumentali ormai completamente ammortizzati.

Ho preparato una lunga memoria difensiva, in cui ho esposto, indicando tutta la documentazione a sostegno della mia tesi ed alla fine ho chiesto l’annullamento totale.

Ci sono stati due o tre incontri con un funzionario dell’Agenzia delle Entrate di Senigallia veramente disponibile e comprensivo ed al termine della procedura eravamo arrivati ad una maggiore imposta di € 5.000, a fronte delle decine di migliaia di Euro richieste inizialmente dall’Agenzia delle Entrate.

A questo punto si imponeva una scelta: rifiutare la proposta ed impugnare l’avviso di accertamento davanti alla CTP di Ancona, esponendo i medesimi argomenti utilizzati in adesione oppure accettare la cifra proposta.

Anche questo cliente, come l’imprenditore pensionato di cui ho raccontato nel post “L’avvocato tributarista e l’accertamento bancario”, era molto agitato e, nonostante io fossi convinta che in sede giudiziale, avremmo potuto ottenere ragione in modo completo, ha scelto di accettare le imposte e le sanzioni ridotte come definite in adesione, pagando in modo rateale per potere continuare a lavorare con serenità.

 

Accertamento basato sugli studi di settore: alcuni suggerimenti

Ancora una volta, questo caso fornisce alcuni suggerimenti:

  • la tempestività nel rivolgersi all’avvocato tributarista;
  • la fiducia e, perciò, “l’alleanza nella difesa” tra il contribuente ed il suo difensore.

Alcuni aspetti dello svolgimento dell’attività sono conosciuti solo dai contribuenti, di cui l’avvocato tributarista è il rappresentante; perciò, prima di incontrare il difensore occorre leggere l’avviso di accertamento ed annotarsi quegli aspetti che evidentemente sono in contrasto con il modo di svolgere l’attività (relative all’attività, come visto sopra, ma anche relative alla persona del contribuente: es. malattia che ha impedito di lavorare per l’intero periodo d’imposta).

Infatti, il contribuente può non comprendere gli aspetti tecnici, ma sicuramente comprende quelli pratici che, come nel caso dell’imprenditore individuale di Jesi di cui ho parlato in questo post, sono preziosi per scardinare un accertamento basato sugli studi di settore.

 

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