Contenzioso tributario

L’avvocato tributarista e l’accertamento bancario – Analisi di casi reali

Accertamento bancario

Considero l’accertamento bancario uno di quelli più impegnativi, se non il più impegnativo per un avvocato tributarista.

Mi spiego meglio.

Non mi riferisco alla difficoltà teorica, tipica di un argomento particolarmente ostico da assimilare, o normativa, dovuta all’incertezza interpretativa e che fa brancolare nel buio anche il migliore e navigato degli avvocati tributaristi.

Intendo la difficoltà fisica e gli ostacoli burocratici dovuti alle richieste che l’Agenzia delle Entrate fa in un accertamento bancario, che lo rendono particolarmente insidioso e che richiedono le migliori energie mentali.

Nella mia attività professionale mi sono capitati diversi casi di accertamento bancario, di cui ricordo le tabelle con le richieste di giustificare movimenti bancari risalenti a quattro anni prima, i visi dei clienti e il loro sconcerto ad apprendere che le giustificazioni dei movimenti bancari e gli estratti conto era meglio non averli buttati via.

 

Un caso di accertamento bancario “misto” ad un imprenditore pensionato

Il primo accertamento bancario risale ad una decina di anni fa, quando avevo iniziato da poco la libera professione.

Riguardava un imprenditore di Moie di Maiolati Spontini che aveva cessato l’attività e che aveva avuto un’accesso della Guardia di Finanza presso la propria abitazione.

Questo contribuente si era fidato della bonarietà dei militari della Guardia di Finanza, che lo rassicuravano che tutto si sarebbe risolto per il meglio e, perciò, non aveva pensato di chiedere aiuto ad un professionista che, appunto, per mestiere sa cosa può essere chiesto, cosa può essere utile rispondere, se è opportuno depositare una memoria esplicativa, ecc.

Dalle risultanze dell’accesso erano derivati tre avvisi di accertamento con cui l’Agenzia delle Entrate ricostruiva il reddito d’impresa, ritenendo che, nonostante la cessazione ufficiale, in realtà, l’attività d’impresa fosse continuata “in nero”.

Quando è arrivato da me, l’imprenditore era molto provato e ciò che lo intristiva particolarmente era il comportamento conciliante dei verificatori che gli aveva impedito di difendersi.

Il mio compito si è mosso in due direzioni:

  1. valutare se esistevano i presupposti per l’accesso alla casa di abitazione del contribuente (profilo di legittimità);
  2. cercare le prove a favore del contribuente che dovevano dimostrare che i versamenti di denaro sul proprio conto corrente erano collegati ad ambiti personali (prestiti fatti a conoscenti) e non potevano qualificarsi come ricavi “in nero”.

Sono riuscita a “svolgere la matassa” e ho presentato tre ricorsi, tra la trepidazione e l’ansia del mio cliente.

La storia ha avuto un lieto fine? Solo in parte.

Infatti, essendo il cliente in pensione e particolarmente sofferente per il contenzioso pendente (non dimentichiamo che passa qualche anno prima di avere la sentenza definitiva), nel 2011 ha voluto optare per la definizione delle liti pendenti, chiudendo i contenziosi con il versamento di una parte delle somme richieste.

 

Casi di accertamento bancario a società di persone

Negli ultimi anni mi sono capitati vari accertamenti bancari a società di persone ed ai soci.

Tutti erano preceduti da questionario ed i contribuenti si sono sempre rivolti a me tempestivamente, dietro segnalazione del commercialista.

Questi contribuenti appartengono alla peggiore specie che un consulente fiscale (commercialista o avvocato tributarista) si possa trovare: il cliente che sa come deve comportarsi nelle operazioni bancarie e con la cassa e a cui, quindi, i ripetuti inviti e ammonimenti del professionista entrano da un orecchio ed escono puntualmente da quell’altro.

Sono, chissà perchè, quei clienti a cui “capitano tutte a me!”.

Per entrare nel vivo, mi trovo davanti questi questionari poderosi, in cui l’Agenzia delle Entrate si era sbizzarrita a chiedere spiegazioni sul pagamento di cambiali, su assegni incassati sui conti correnti personali dei soci, anzichè su quelli della società, sulle spese transitate sul conto corrente personale di un socio cointestato con la moglie (erano di lui o di lei o di entrambi o erano della società?), su assegni “a me medesimo” portati in banca e cambiati… insomma c’era materia da far tremare i polsi!

Da un colloquio con i clienti mi sono resa conto che l’obiettivo realistico della difesa era di chiudere con un accertamento con adesione (ossia non fare ricorso e trovare un accordo con l’Agenzia delle Entrate).

Ho allertato i clienti a richiedere subito alle banche le copie degli assegni emessi o ricevuti mancanti, fissando dei termini molto stringenti e, quando sono stati notificati gli avvisi di accertamento, ho presentato all’Agenzia delle Entrate istanza di accertamento con adesione.

Ho dedicato tutto il mio tempo a ricostruire le operazioni, con l’aiuto dell’impiegata del commercialista, che mi ha dato spiegazioni e fornito tutta la documentazione contabile (conti di mastro banca, cassa e soci c/prelevamenti e versamenti, ad esempio), che ho utilizzato per riconciliare le richieste con le registrazioni contabili.

Per le spese transitate sui conti correnti personali dei soci che riguardavano la famiglia i clienti hanno trovato documentazione sufficiente.

Questo accertamento bancario è stato estremamente defaticante e, al contempo, molto soddisfacente dal punto di vista professionale per me e per i clienti, che hanno chiuso un accordo molto conveniente con l’Agenzia delle Entrate.

Accertamento bancario - Agenzia entrate

Caso di accertamento bancario a professionisti

Anche in questo caso due professionisti associati di Jesi si sono rivolti a me dopo aver ricevuto un questionario su numerosissime operazioni bancarie, su segnalazione di un altro cliente, sono stati estremamente tempestivi e ho potuto contare sulla fattiva collaborazione del loro commercialista.

Non erano spaventati, tuttavia volevano evitare un contenzioso, che poteva essere lesivo della loro reputazione professionale.

Il lavoro di reperimento degli assegni bancari ed altra documentazione giustificativa delle operazioni ha richiesto diverso tempo, essendo le richieste dell’Agenzia delle Entrate relative a più conti correnti, alcuni dei quali ormai chiusi.

Questa fase mi aveva consentito di eliminare alcuni conti correnti, avendo giustificato tutte le le operazioni in modo accettabile per l’Agenzia delle Entrate.

Tre o quattro mesi dopo vennero emessi tre avvisi di accertamento: uno per l’associazione professionale ed uno per ogni professionista e l’obiettivo dei miei clienti era di evitare il contenzioso, sempre per preservare la reputazione professionale.

Anche in questo caso, l’unico modo era chiudere in adesione.

Rispetto alla risposta al questionario i miei clienti erano riusciti ad ottenere qualche altro documento dalle banche ed ho potuto far annullare tutti i prelevamenti non giustificabili facendo valere la sentenza della Corte costituzionale n. 228/2014.

Anche in questo caso sia io che i miei clienti siamo stati soddisfatti del risultato ottenuto.

 

Caso di accertamento bancario ad un privato

Qualche anno fa, su segnalazione del suo commercialista, si è rivolto a me un privato di Jesi che aveva ricevuto un questionario su operazioni bancarie.

Il questionario era corposo, dato che il mio cliente aveva in passato avuto una partecipazione in una società di capitali ed aveva diversi appartamenti dati in affitto.

Questo cliente era di quelli che ti mettono alla prova, perchè molto confusionario e poco collaborativo, non per cattiva volontà, ma per carattere.

Non era affatto spaventato, anzi era arrabbiato con il Fisco che se la prende con i poveri contribuenti.

Aveva ragione solo in parte; infatti, molto spesso, è il contribuente stesso che, gestendo in modo confuso e disordinato i propri conti correnti, si crea dei problemi.

Ho sfoderato le mie armi migliori: la programmazione, l’organizzazione ed il pressing sul cliente.

Alcune giustificazioni sono state accettate in sede di risposta al questionario, le altre sono confluite in un avviso di accertamento.

Poichè non tutte le operazioni si potevano giustificare, il mio obiettivo poteva essere solo la chiusura dell’accordo in adesione, come, poi, è avvenuto.

 

Alcuni suggerimenti per la gestione dell’accertamento bancario

L’esperienza professionale ha suggerito a me ed ai clienti che hanno ricevuto accertamenti bancari alcuni accorgimenti.

Innanzitutto, conservare gli estratti dei conti correnti, le matrici degli assegni, in cui annotare: data, beneficiario e causale dell’assegno (per poter distinguere tra spese professionali/imprenditoriali e personali).

Inoltre, quando si viene pagati in contanti e questi vengono versati sul conto corrente, è bene annotare o sull’estratto conto o sulla fattura questa circostanza, in modo da collegare il versamento ad un importo già fatturato.

Conservare anche altri documenti che possono essere utili: ad es., se pago una multa in contanti con bollettino postale, conservare il tagliandino.

 

Hai ricevuto un questionario o un avviso di accertamento bancario?
Prima di ricadere in considerazioni affrettate, permetti a un tributarista di analizzare con precisione la tua situazione fiscale. Gestiamo le situazioni urgenti con tempestività e valutiamo insieme la tua posizione. Puoi contattare lo Studio Legale Ripa chiamando lo 0731/721161 (fisso) oppure 348/3350612 (mobile).

 

 

Articoli correlati:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *