Contenzioso tributario

Avviso di liquidazione: è possibile dover pagare quando si ha ragione?

Avviso di liquidazione - Agenzia delle entrate

Dopo aver trattato in modo teorico dei termini di impugnazione della cartella di pagamento  nel post Ricorso tributario – Quali sono i termini per la presentazione? e nel post Cartella di pagamento: cosa devo fare se ne ricevo una?, dei rimedi per evitare il pignoramento del conto corrente o dello stipendio nel post Pignoramento diretto del conto corrente: come stanno le cose?, oggi racconto di un episodio che ha avuto un amaro epilogo proprio in questi giorni per una società di Jesi che si era rivolta al mio studio su consiglio del proprio commercialista.

 

Che cos’era successo?
Questo contribuente qualche anno fa aveva proposto ricorso per decreto ingiuntivo nei confronti di un suo cliente che non pagava una somma ingente.
Il Tribunale aveva emesso il decreto ingiuntivo ed il procedimento si era concluso con esito positivo per il creditore procedente che aveva riscosso il dovuto con gli interessi e le spese legali.

Qui finisce la parte allegra della storia e comincia quella triste.

È sempre così? No!

Se si comprende il valore degli atti che vengono notificati e ci si rivolge ad un professionista che, non solo è esperto del settore, ma è anche ad esso totalmente dedicato, la parte triste rimane solo un brutto sogno.

Come accennavo, la parte triste del racconto inizia con la mancata registrazione del decreto ingiuntivo da parte del difensore della società e continua con la spedizione di un avviso di liquidazione dell’imposta di registro da parte dell’Agenzia delle Entrate di Jesi.

Di che cosa si trattava? L’avviso di liquidazione dell’imposta di registro è quell’atto che viene emesso quando, dal controllo sugli atti giudiziari, risulta che uno di essi non è stato registrato.

In questo caso l’ Agenzia delle Entrate ha chiesto l’imposta di registro, senza irrogare alcuna sanzione e avvertendo il destinatario che avrebbe dovuto o pagare le somme indicate oppure proporre ricorso tributario entro sessanta giorni dal ricevimento dell’avviso di liquidazione dell’imposta.

 

Come è stato gestito l’avviso di liquidazione?

L’impiegata dall’ufficio amministrazione ha consegnato una copia dell’avviso di liquidazione all’impiegata del commercialista che tiene la contabilità e si occupa degli adempimenti fiscali.
Tuttavia, inspiegabilmente, i giorni sono passati senza che nessun provvedimento  fosse stato preso, quasi sicuramente perché l’avviso era stato ricevuto nel mese di Giugno in cui lo studio commerciale era subissato dalle scadenze dei pagamenti delle imposte e delle dichiarazioni dei redditi. O, forse, perché pensava di poter impugnare la cartella di pagamento che sarebbe stata emessa successivamente.

In ogni caso, l’effetto di questa inerzia è stato la definitivita’ dell’avviso di liquidazione.

 

Cos’è successo in seguito e perché la società si è rivolta ad un avvocato tributarista?

Dopo circa sei mesi alla società venne notificato un altro avviso di liquidazione ed irrogazione sanzioni, per la medesima omessa registrazione.
In quell’occasione il commercialista mi ha chiesto una consulenza sull’effettiva debenza delle somme e, dopo aver studiato la situazione, ho concluso che l’imposta di registro e le sanzioni richieste erano eccessive e che il debito reale era di € 200 (imposta di registro in misura fissa).
Perciò, la società mi ha incaricato di assisterla nel ricorso tributario che è stato accolto, con annullamento dell’atto, salvo, appunto, il pagamento dei 200 €.

Nessuno, però, si era ricordato del “vecchio” avviso di liquidazione, ormai divenuto esecutivo e che, quindi, continuava a produrre i suoi effetti.

Un brutto giorno, due mesi fa, la società ha ricevuto una cartella di pagamento che chiedeva sempre la stessa imposta di registro per il medesimo decreto ingiuntivo.

È stata impugnata, ma, prima dell’esito del ricorso, la società si è ricordata del vecchio avviso di liquidazione e anche l’Agenzia delle Entrate, che, respingendo il reclamo, ha spiegato che per la medesima imposta di registro sono stati emessi due avvisi di liquidazione: uno nel 2016, non impugnato ed uno nel Gennaio 2017 accogliendo i rilievi  del contribuente.

Quello non impugnato, divenuto definitivo, è stato consegnato ad Equitalia per la riscossione coattiva.

Quando ho comunicato alla società l’esito negativo del reclamo, si è ricordata del vecchio avviso di liquidazione.

Ora, purtroppo, non le resta che pagare; ho, infatti, presentato istanza di annullamento in autotutela, in quanto per lo stessa imposta il contribuente paga sia in misura fissa che proporzionale, ma credo che non ci sarà nulla da fare, perché  l’Agenzia delle Entrate considera i 200 € solo come un acconto sul dovuto.

Perciò oltre a dover pagare il mio compenso, devono pagare le imposte e la mia attività è stata inutile.

 

Come si poteva evitare questo disastro?

Il fatto che per la medesima imposta di registro siano stati emessi, a distanza di pochi mesi l’uno dall’altro, due atti è un fatto anomalo; tuttavia, questo non significa che non si potesse porvi rimedio.

Certamente, il periodo in cui è stato notificato il primo atto non era dei più felici per uno studio commerciale, anzi è capitato proprio nel periodo peggiore dell’anno, senza considerare che l’imposta di registro sugli atti giudiziari non è tra le più conosciute dai commercialisti.

Quando la società ha ricevuto l’avviso di pagamento avrebbe dovuto rivolgersi in prima battuta al mio studio, non oberato da adempimenti dichiarativi e conteggi di imposte e chiedere una consulenza sull’atto che era arrivato.

Avrei dato la stessa risposta data ad Aprile di quest’anno e, forse, si sarebbe evitata la notifica del secondo atto e della cartella.

Perciò, è importante la sinergia tra professioni complementari, con arricchimento reciproco e, soprattutto, con soddisfazione del cliente, che è l’aspetto più importante.

 

 

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