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Avviso di accertamento – Quali sono i requisiti per ottenere la sospensione?

Avviso di accertamento

Il contribuente che riceve un avviso di accertamento dal 2010 deve affrontare due un problemi.

  1. Il primo e fondamentale è capire se ha ragione lui o l’Amministrazione finanziaria. Questo problema riguarda il merito dell’avviso di accertamento ed esisteva anche prima del 2010.
  2. Il secondo problema, che il contribuente deve risolvere dal 2010 è altrettanto decisivo. Il secondo problema è che dal 2010 l’avviso di accertamento è titolo esecutivo. Per i non tecnici significa che, anche se si fa ricorso, occorre pagare un terzo delle imposte accertate per evitare l’esecuzione forzata. Questo secondo aspetto può essere, almeno temporaneamente risolto, ottenendo dalla Commissione tributaria provinciale la sospensione dell’avviso di accertamento. I requisiti per ottenere la sospensione dell’avviso di accertamento non vanno dati per scontati.
    Utilissima è l’ordinanza n. 1439/2017 della Commissione tributaria regionale della Lombardia. Analizziamola insieme.

 

Cos’è cambiato per i contribuenti che ricevono un avviso di accertamento dal 2010?

Dal 2010 il contribuente che riceve un avviso di accertamento deve, insieme al proprio avvocato tributarista, fare due valutazioni, di pari importanza.
Il 2010 segna lo spartiacque tra la notifica di un avviso di accertamento a cui seguiva la notifica della cartella di pagamento e quella di un avviso di accertamento che è titolo esecutivo.

Spiego questi concetti difficili.
Prima del 2010 il contribuente riceveva un avviso con cui l’Agenzia delle Entrate contestava alcune scelte fatte o delle valutazioni e, come conseguenza, accertava un maggior reddito.
Ad esempio, la società aveva dedotto un costo per sponsorizzazioni che per il Fisco non era inerente all’attività d’impresa (cfr. post “A chi spetta la prova dell’inerenza”, “Spese di sponsorizzazione – L’inerenza non è automatica per l’IVA”, “Spese di pubblicità: quando sono deducibili?”).

In termini pratici, per l’Agenzia quel costo di sponsorizzazione non esisteva e su di esso veniva richiesta una maggiore IRES.

Il problema che doveva affrontare la società nell’esempio era di capire se il suo comportamento era corretto e l’Agenzia delle Entrate era nell’errore o il contrario.
Nel primo caso decideva di presentare ricorso alla Commissione Tributaria provinciale.

Prima del 2010 poteva anche verificarsi il caso che il contribuente sapesse che la sua scelta fiscale era sbagliata e che l’Agenzia delle Entrate aveva correttamente accertato un maggior reddito.
Tuttavia, questo tipo di contribuente poteva decidere di impugnare l’avviso di accertamento per prendere tempo.
Infatti, senza impugnazione nei 60 giorni dalla notifica, l’avviso di accertamento diventa definitivo e, quindi, il debito che il contribuente ha nei confronti dell’Erario è incontestabile.

Dal 2010 l’avviso di accertamento è titolo esecutivo.

Che effetti ha sul contribuente che lo riceve?
Il contribuente non può più usare l’escamotage di impugnare l’avviso di accertamento per prendere tempo.
Infatti, la riscossione provvisoria, cioè in attesa che il giudice si pronunci, inizia “da subito”: viene concessa una sospensione “per legge” di 180 giorni, poi il contribuente che non paga subisce l’esecuzione forzata.

Cioè: pignoramento del conto corrente, dello stipendio ecc.

Questo significa che dal 2010 il contribuente deve capire:

  • se ha torto, è meglio che paghi.
  • se ha ragione, deve capire se può pagare ⅓ delle imposte accertate.

 

L’istanza di sospensione dell’avviso di accertamento come soluzione

Se il contribuente ha ragione e intende impugnare l’avviso di accertamento davanti alla Commissione tributaria provinciale, deve farsi i conti in tasca.
Se non ha liquidità sufficiente per pagare ⅓ delle imposte accertate, può valutare, insieme al proprio avvocato tributarista, di chiedere la sospensione dell’avviso di accertamento.

Si tratta di un’istanza presentata alla Commissione tributaria provinciale in cui si chiede che l’avviso di accertamento sia sospeso fino alla sentenza di primo grado.

Non è scontato ottenere la sospensione dell’avviso di accertamento.

Per far meglio comprendere i punti che l’avvocato tributarista deve analizzare e presentare nell’istanza di sospensione è estremamente utile l’ordinanza 1439/2017.

 

I requisiti dell’istanza di sospensione dell’avviso di accertamento secondo l’ordinanza 1439/2017

L’ordinanza si sofferma sui requisiti del danno grave ed irreparabile  che l’avviso di accertamento, in mancanza di sospensione, provoca al contribuente debitore.

Come deve essere evidenziato il danno grave da parte dell’avvocato tributarista?

Il danno grave significa che il comportamento seguito dal contribuente è conforme al diritto, a cui la prassi ministeriale eventualmente da conferma a livello interpretativo. Questo aspetto deve essere correttamente motivato dal difensore.

Non è tutto qui!

La gravità del danno riguarda anche l’aspetto finanziario e patrimoniale del contribuente.
Sotto questo profilo l’avvocato tributarista deve spiegare che il pagamento provvisorio eccede il normale aggravio subito dal contribuente per l’esecuzione dell’atto.

Questo aspetto non va trascurato.

Infatti, la Commissione tributaria nel decidere sull’istanza di sospensione dell’avviso di accertamento, valuta i due opposti interessi: quelli del contribuente e quelli del Fisco e occorre che lo squilibrio a danno del contribuente vada enfatizzato.

Naturalmente l’avvocato deve provare, non solo parlare; perciò, dovrà verificare che esista documentazione idonea a provare l’eccesso del danno che subisce il patrimonio del contribuente rispetto ad una situazione normale.
Ad esempio, dovrà dimostrare che nemmeno il pagamento rateale è sufficiente a ridurre il danno.

Il danno deve essere anche irreparabile.

In sintesi, il danno è irreparabile quando il patrimonio del debitore sarà  irrimediabilmente disgregato dal pagamento e la sentenza che si pronunciasse nel merito a favore del contribuente sarebbe inutile.

Ad esempio, la società che ha ricevuto l’avviso di accertamento è fortemente indebitata verso le banche e deve sostenere ingenti costi fissi. In questa situazione è evidente che il pagamento, anche rateale, di ⅓ delle imposte può danneggiare in modo irreparabile il già precario equilibrio finanziario della società.

 

Quali sono gli effetti della mancata sospensione dell’avviso di accertamento?

In conclusione, l’avvocato tributarista che intende presentare istanza di sospensione dell’avviso di accertamento si trova di fronte ad un compito importante.

Cosa capita se la Commissione tributaria respinge l’istanza di sospensione dell’avviso di accertamento?

Come nell’ordinanza n. 1439/2017, se la Commissione tributaria ritiene che non siano sufficientemente spiegati e dimostrati il danno grave e irreparabile, rigetta l’istanza di sospensione dell’avviso di accertamento.

Questo è un esito pronosticabile da chiunque.

Quello che l’avvocato tributarista deve spiegare al proprio cliente e che deve indurlo a valutare attentamente la situazione e i documenti in suo possesso è un ulteriore aggravamento della situazione finanziaria del contribuente.

Infatti, le Commissioni tributarie, applicando la normativa, condannano il contribuente alle spese e sempre più spesso con pagamento da effettuare al momento della comunicazione dell’ordinanza, senza aspettare la sentenza che decide il merito della causa.

 

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