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L’articolo 5 D.L. 193/16 è norma interpretativa o innovativa?

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Articolo 5 D.L. 193/16

Importanza per i contribuenti dell’articolo 5 D.L. 193/2016

Nei precedenti articoli (“Effetti del D.L. 193/2016 sugli investimenti ambientali”, “Investimenti ambientali – La CTP di Lodi si pronuncia sul D.L. 193/2016”, “Investimenti ambientali: importanti novità giurisprudenziali”) ho spiegato l’importanza per i contribuenti dell’articolo 5 D.L. 193/16.

L’articolo 5  del D.L. 193/2016 parifica i termini per integrare la dichiarazione fiscale in caso di errori: sia quelli commessi a danno del Fisco che del contribuente possono essere corretti presentando una dichiarazione integrativa entro il termine previsto per l’accertamento delle imposte.

È evidente che se si applica solo dal 22.10.2016, questa parificazione non vale per il passato.

In termini pratici, se i contribuenti hanno commesso degli errori o non hanno indicato, ad es.,  degli oneri deducibili o detraibili possono rimediare entro i termini dell’accertamento (5 anni) solo se la dichiarazione integrativa a favore del contribuente viene presentata dopo il 22.10.2016.

Quindi, se l’articolo 5 D.L. 193/2016 ha natura innovativa (cioè è una norma nuova, che non esisteva prima), solo le correzioni presentate dal 22.10.2016 hanno più tempo per essere inserite in una dichiarazione integrativa a favore del contribuente.

Viceversa, se l’articolo  5 D.L. 193/2016 ha natura interpretativa (cioè chiarisce una norma che esisteva già, ma era poco chiara) significa che anche gli errori o le omissioni commesse prima del 22.10.2016 beneficiano di un maggior termine per essere corretti.

Quindi, non si tratta di una questione teorica.

La Commissione Tributaria Provinciale di Lodi è stata la prima a riconoscere la natura interpretativa dell’articolo 5 D.L. 193/2016, nella causa promossa dal socio di una Snc che aveva presentato due dichiarazioni integrative nel 2015 per il 2011 ed il 2012, esponendo maggiori variazioni in diminuzione rispetto a quelle esposte nelle dichiarazioni fiscali originarie.

Riconoscendo la natura interpretativa dell’articolo 5 D.L,. 193/2016, la Commissione Tributaria Provinciale di Lodi ha ritenuto tempestive le dichiarazioni integrative e ordinato il rimborso delle imposte versate in eccesso.

Quindi, la risposta alla domanda sulla natura interpretativa o innovativa dell’articolo 5 D.L. 193/2016 ha un impatto di non poco conto per i contribuenti.

Se si ritiene innovativa, le imposte versate in eccesso vengono perse.

Nel senso della natura interpretativa si sono pronunciate anche le sentenze n. 407/1/2018 e 3819/1/2017 della Commissione tributaria regionale della Lombardia (“Investimenti ambientali: importanti novità giurisprudenziali”).

Nonostante questi autorevoli precedenti, la giurisprudenza di merito rimane divisa e la sentenza 119/1/18 della Commissione Tributaria Provinciale di Asti si aggiunge al numero di quelle che considerano l’articolo 5 D.L. 193/2016 norma innovativa.

 

Qual’era l’oggetto del contendere

Il motivo di innesco della causa è la notifica di una cartella di pagamento ad una società che aveva installato un impianto fotovoltaico sul tetto del proprio stabilimento.

Come ho esposto nei precedenti articoli:”Aspetti fiscali degli investimenti ambientali” e “Adempimenti per la cumulabilità degli investimenti ambientali con la legge Tremonti”, anche questo contribuente aveva tenuto un atteggiamento prudente.
Infatti, non aveva indicato la variazione in diminuzione nel Modello UNICO relativo al periodo d’imposta in cui aveva effettuato l’investimento ambientale.

La scelta era dovuta ad una difficoltà interpretativa sulla possibilità di cumulare il “Conto energia” con la Tremonti ambientale.
Per effetto di questo impasse la società era stata penalizzata, avendo pagato un’IRES più alta rispetto a quella effettivamente dovuta.
Perciò, risolto il dubbio interpretativo, la contribuente aveva corretto l’errore presentando una dichiarazione integrativa nei termini dell’accertamento delle imposte.

I giudici hanno accolto il ricorso della società, ma sulla base di un diverso principio.
In altri termini la dichiarazione integrativa è stata considerata tardiva.
Infatti, poiché è stata presentata prima del 22.10.2016, non poteva applicarsi l’articolo 5 D.L. 193/2016, che, appunto, parifica i termini per correggere gli errori sia a favore del Fisco che del contribuente.

Perciò, la sentenza ritiene che, a buon diritto, l’Agenzia abbia escluso la validità delle dichiarazioni integrative a favore del contribuente presentate il 12.04.2016 per il 2012-2013 e 2014.

 

Articolo 5 D.L. 193/2016: come regolarsi?

Ad oggi le commissioni tributarie non sono ancora convinte della natura interpretativa dell’articolo 5 D.L. 193/2016.
Perciò, le dichiarazioni integrative che correggono errori commessi a danno del contribuente fino al 21.10.2016 potevano essere presentate solo entro l’anno successivo alla presentazione della dichiarazione originaria errata.

Questi orientamenti giurisprudenziali sono estremamente dannosi per il contribuente: in caso di dichiarazione integrativa tardiva le imposte versate in eccesso non possono essere rimborsate.

 

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