Avvocato tributarista AnconaAvvocato tributarista RiminiCriptovalute - Aspetti fiscali

Analisi sulle criptovalute: i bitcoin sono valuta estera?

Criptovalute e bitcoin - Normativa

L’analisi sulle criptovalute sotto il profilo giuridico e fiscale è assolutamente frammentaria. Oltre a ciò, i vari frammenti, a volte,  sono in contraddizione tra loro. Ciò non è certamente di aiuto per gli operatori del settore, né per gli interpreti, né per chi si occupa di consulenza tributaria. Un esempio di divergenza di vedute è la Risoluzione ministeriale 72/E/2016 sul regime applicabile alle attività di intermediazione in criptovalute. L’Agenzia delle Entrate, pur rifacendosi alla sentenza C- 264/2014 della Corte di giustizia UE, aggiunge un elemento non considerato dalla Corte di giustizia: le criptovalute sono valute estere.
Si può condividere questa interpretazione?

Cambio in criptovalute: normativa

Nel precedente post “Regime IVA delle operazioni di cambio in criptovalute” mi sono occupata del regime IVA delle transazioni in bitcoin o altre criptovalute.
In parole semplici il cambio in criptovalute è la compravendita di criptovalute pagando con moneta tradizionale e viceversa.

Sul tema è intervenuta a Corte di giustizia UE nella sentenza 22.10.2015, causa C-264/14, Skatteverket/David Hedqvist).
Secondo la Corte di giustizia UE le operazioni di cambio di valuta virtuale in valute tradizionali e viceversa sono classificabili come prestazioni di servizi a titolo oneroso, in base all’art. 2, paragrafo 1, lett. c) della Direttiva 2006/112/CE.
Perciò, la Corte di giustizia UE ritiene che questa attività rientri nel campo di applicazione dell’IVA.

All’interno dell’insieme “operazioni soggette ad IVA”, secondo la Corte di giustizia UE le operazioni di cambio da moneta tradizionale in moneta virtuale e viceversa sono classificabili nel sottoinsieme “operazioni esenti da IVA”, poichè appartengono alle “operazioni relative a divise, banconote e monete con valore liberatorio”  (art. 135, paragrafo 1, lett. e) Direttiva 2006/112/CE.

In questo post analizzo la Risoluzione ministeriale 72/E/2016, che riguarda sempre il regime IVA delle operazioni di cambio di moneta tradizionale in criptovalute.

Qual è il contenuto della Risoluzione ministeriale 72/E/2016?

L’Agenzia delle Entrate ha emesso la Risoluzione ministeriale 72/E/2016 in risposta ad un interpello presentato da una società che intendeva svolgere attività di intermediazione nelle operazioni di acquisto e vendita di bitcoin.
Cioè: intendeva acquistare e vendere bitcoin per conto della propria clientela.

La Risoluzione ministeriale 72/E/2016 definisce i bitcoin  moneta virtuale, alternativa a quella avente corso legale. La circolazione dei bitcoin si basa sull’accettazione volontaria dei bitcoin come mezzo di pagamento.
Cosa significa?

Come ho spiegato nel post “Regime IVA delle operazioni di cambio in criptovalute” le criptovalute, e, quindi, i bitcoin, non sono moneta avente corso legale. Solo la moneta avente corso legale può essere utilizzata per gli acquisti. Il fornitore è obbligato per legge a ricevere in pagamento moneta avente corso legale.
Ad esempio, il mio macellaio non può rifiutare il pagamento in Euro.

Il pagamento in criptovalute (la “circolazione” di cui parla la Risoluzione ministeriale 72/E/2016), invece, si basa sulla volontà del creditore di accettare la criptovaluta, senza essere obbligato per legge.
Altro esempio.
Ci sono degli esercizi che accettano il pagamento in bitcoin ed informano espressamente i loro clienti.
Questa informazione esplicita la volontà di accettare le criptovalute per gli acquisti dei loro clienti.
I pagamenti dei clienti possono essere effettuati sia in Euro che in bitcoin.

Qual è l’orientamento espresso dall’Agenzia delle Entrate?

La Risoluzione ministeriale 72/E/2016, dopo aver chiarito che le criptovalute sono moneta virtuale utilizzata volontariamente, richiama la sentenza della Corte di giustizia UE C- 264/2014.
Infatti, l’Agenzia delle Entrate ritiene che tale sentenza sia un necessario punto di riferimento per stabilire la disciplina fiscale applicabile.
Perciò, la Risoluzione ministeriale 72/E/2016 parte dalla qualificazione di prestazione di servizi a titolo oneroso come operazione finanziaria.

Infatti, la Corte di giustizia UE aveva ritenuto che:

“Le operazioni relative a valute non tradizionali costituiscono operazioni finanziarie in quanto tali valute siano state accettate dalle parti di una transazione quale mezzo di pagamento alternativo ai mezzi di pagamento legali e non abbiano altre finalità oltre a quella di mezzo di pagamento.”

Le operazioni finanziarie sono prestazioni di servizi soggette ad IVA ed esenti, in base all’articolo 135, par. 1, lettera e) della Direttiva 2006/112/CE.
Quest’ultima norma elenca le operazioni, compresa la negoziazione, relative a divise, banconote e monete con valore liberatorio.

Cosa aggiunge la Risoluzione ministeriale 72/E/2016?

L’Agenzia delle Entrate collega l’intermediazione in monete, che viene pagata con una commissione, alla prestazione di servizi relative a valute estere aventi corso legale e a crediti in valute estere (articolo 10, comma 1, n. 3), DPR 633/72).
Cioè: sono come valute estere.
Ad esempio, le intermediazioni i criptovalute hanno la stessa natura, ai fini IVA, delle intermediazioni in dollari o in rubli.

Perchè lascia perplessi?

È proprio questo che lascia perplessi.

La Direttiva 2006/112/CE non contiene nessun riferimento alle valute estere.
Si riferisce solo alle valute, categoria che comprende sia le valute nazionali che le valute estere.
La norma italiana è diversa dalla Direttiva 2006/112/CE.
Non è questo aspetto che mi lascia perplessa.
La Risoluzione ministeriale 72/E/2016, prende l’avvio dalla sentenza C-264/2014 della Corte di giustizia UE e, poi, se ne discosta.

Sappiamo che le sentenze della Corte di giustizia UE sono efficaci nell’ordinamento interno, nel nostro caso in Italia.
Quindi, questo scostamento mi lascia perplessa.
Anche perchè l’aggettivo estere può avere effetti per altre imposte ed altri adempimenti.

Questo lo vedremo nel prossimo post.

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